Renanera: la band che racconta il presente con la musica del passato

di Federica Olivo

[Pop Vision] Nell’ultimo album parlano di bullismo e di bambini affetti da malattie incurabili; in quello precedente invece scrivevano, tra l’altro, di mafia e di omertà. Per cantare di queste e molte altre tematiche, i Renanera usano il dialetto. Non un dialetto preciso ma una lingua, come ama dire Eugenio Bennato – che ha diretto il loro secondo album – “panmeridionale”.
Il nome della band richiama un brano di Marcello Coleman, ma anche la sabbia vulcanica delle spiagge del Sud. E di meridionale i Renanera hanno sonorità e provenienza.
Il loro percorso è iniziato nel 2012 in Basilicata, con l’idea di mescolare alla musica popolare quella contemporanea e raccontare storie di oggi con il dialetto.
Pochi mesi fa hanno pubblicato ’O Rangio: “Un lavoro molto intimo – racconta Unaderosa, cantante, compositrice, autrice dei testi e cofondatrice dei Renanera – nei brani ho cercato di inserire solo quello che volevo raccontare, dando spazio all’istinto e a quello che veniva fuori dalla mia penna in maniera naturale”.
La canzone che dà il nome all’album – ’O Rangio è il granchio in dialetto – nasce da un gioco che Unaderosa faceva da bambina: “È nato tutto per caso, in sala d’incisione – racconta – giocando col microfono mi sono ritrovata a cantare questo motivetto, che poi è diventato una canzone, in cui, tra il serio e il faceto, associo il morso del granchio a quello di un leone”. Negli altri brani si nota lo spirito dei Renanera: raccontare il presente con le parole e la musica del passato, riarrangiata da Antonio Deodati, tastierista, produttore e fondatore della band. Un lavoro che vanta collaborazioni d’eccellenza, tra cui quella con il rapper napoletano Ciccio Merolla in Scucciat’ e me scuccià e con Marcello Coleman che si esibisce nella sua Rena nera.
Una molteplicità di temi, ma anche di lingue: nell’album il lucano incontra il genovese. “Sulla nostra strada – racconta Unaderosa – abbiamo incontrato Vittorio De Scalzi, fondatore dei New Trolls. Con lui cantiamo «Je sto buono» e stiamo rafforzando la nostra collaborazione”.
Il prossimo album, infatti, sarà composto da testi in lucano e genovese, che richiamano aspetti che le due terre – Basilicata e Liguria – hanno in comune. Non tutti sanno, infatti, che l’attuale sede del municipio genovese, Palazzo Tursi, prende il nome da un paese in provincia di Matera che fu dominato dai Doria. “Oltre a brani inediti – racconta Deodati – ci saranno cover di De Scalzi riarrangiate da me. Ho dato una rilettura popolare dei suoi successi, semplificando l’assetto armonico, per avvicinare il linguaggio etnico con quello pop. La musica tradizionale, del resto, è molto più basic di quella contemporanea”.
Per riuscire in questo lavoro, che ha portato i Renanera a creare un linguaggio unico nel suo genere – una sorta di Nu World – ci sono voluti anni di studio e di ascolto: “Abbiamo iniziato cinque anni fa – continua Deodati – e in questo periodo abbiamo fatto molta ricerca. Inizialmente il nostro lavoro era costituito in gran parte da rifacimenti di canzoni tradizionali, scelte con cura e in gran parte in tonalità minore. Oggi, invece, possiamo dire di aver preso la strada del cantautorato, con le caratteristiche della musica etnica (scale modali, temi circolari, frasi ripetitive e altre peculiari caratteristiche), accompagnata da un utilizzo del suono più consapevole”.
Prima di pubblicare il prossimo album, i Renanera continuano a portare sui palchi il loro ultimo lavoro. Dopo un’estate che li ha visti esibirsi in Basilicata e Calabria, il 9 settembre hanno aperto la settimana lucana a Firenze e il 17 settembre ospiti sono stati del festival Sentieri Mediterranei diretto da Enzo Avitabile a Summonte, in provincia di Avellino. E sono loro i vincitori del premio della critica dell’edizione 2017 del Premio Mia Martini.

Oltre ai due fondatori, fa parte della band Alberto Oriolo, un violinista e talentuoso vocalist autodidatta, che con le sue sonorità dà un valore aggiunto alla musica dei Renanera. Ha solo 24 anni ma i suoi ascolti sono ricchi e vari.

Da qualche tempo, al gruppo si è aggiunto Giuseppe Viggiano, chitarrista che ha spaziato su diversi generi musicali e per la prima volta ha incontrato la musica popolare. La sua esperienza e i suoi studi rendono di spessore ognuno dei suoi interventi.

Alle percussioni un’altra new entry: il musicista-filosofo Pierpaolo Grezzi, in passato autore di alcuni brani dei Renanera e coproduttore dell’album d’esordio, «Troppo Sud». Per Grezzi la musica popolare non è semplice folklore e parla al futuro: “La musica popolare è ricerca di autenticità espressiva, non solo di radici storiche, ma è uno sforzo di fotografare la realtà e di pensare il futuro. Fuori dalle regole dello show business e dalle pretese omologanti dei talent, tutto è popolare, perché ci siamo noi, persone normali che pensano, sentono, vivono… e noi siamo il popolo. Noi siamo popolare”.

Nel tour ‘O Rangio è stata introdotta la danza, con Eugenia Ucchino, una ballerina di formazione classica che si lascia trasportare dalle sonorità Renanera dando la sensazione di spontaneità e istinto.

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