Tra Jazz e World. Intervista a Felice Del Gaudio

[Pop Vision] Felice Del Gaudio è uno tra i più raffinati jazzisti italiani. Vive a Bologna ed è uno dei contrabbassisti e bassisti più riconosciuti in Italia e non solo. Ha suonato nelle jazz band di Hengel Gualdi, di Piergiorgio Farina e nella Dr. Dixie Jazz Band, ha portato il suo tocco praticamente in tutto il mondo. Ha collaborato poi con Lucio Dalla, Raphael Gualazzi, Bob Wilber, Biagio Antonacci, Mango, Alan Sorrenti, Riki Portera e moltissimi altri.

Il 5 gennaio siamo riusciti a vederci per l’intervista che ha concesso a Qulture.it. L’ho raggiunto a casa sua e ha subito messo su il caffè, Felice è originario del Sud, e si vede. Ci siamo messi immediatamente a parlare di musica e il caffè s’è bruciato, ma è venuta fuori una chiacchierata davvero interessante.

Q: È da poco uscito il tuo ultimo album “Home”. Si sente una ricerca sonora molto particolare.

FdG: Sì, “Home” è un progetto a cui tengo molto. È stato prodotto dalla CANCAN production e, anche grazie allo stimolo del produttore Guido De Gaetano, ho proseguito la mia ricerca d’incontro tra il jazz puro, quello in cui mi sono formato, e le atmosfere world.

Q: Non è il tuo primo disco in questa direzione.

FdG: No. Sono affascinato da questo tipo di contaminazioni e ci lavoro da anni. “Prayer” è stato un album in cui ho fatto una ricerca sulle sonorità della mistica e poi in “Desert” ho esplorato i suoni delle civiltà del deserto. Ho usato anche strumenti etnici, come ad esempio uno Ngoné africano, un Rabab iraqeno, e così via.

Q: Questa ricerca nasce dalla tua straordinaria esperienza come musicista in tutti questi anni.

FdG: Sono stato fortunato ad aver fatto certe esperienze, che mi hanno segnato. All’inizio della mia carriera ho studiato per un periodo a New York, a Londra, a Rio de Janeiro e poi, con le jazz band, ho avuto la possibilità di andare in moltissimi posti, dall’Europa all’Asia, dall’Australia all’Africa, assorbendo atmosfere ed emozioni musicali diverse.

Q: E poi hai fatto centinaia di collaborazioni in Italia…

FdG: Ho suonato come bassista e contrabbassista in 150 dischi, ho pubblicato 5 album miei, ho scritto 5 libri didattici…

Q: Una carriera davvero intensa! Ma c’è qualcosa che ti ha segnato più di tutto, non so, un episodio che ricordi con piacere?

FdG: Ero giovane, potevo avere 28 anni, ed ero felicissimo perché avevo cominciato a suonare al Dr. Dixie Jazz Band, ritrovo storico per i jazzisti di Bologna. Suonavo con la band di Hengel Gualdi e una sera si è presentato Lucio Dalla, col suo clarinetto. E’ iniziata una jam session, in cui Lucio e Hengel si sono sfidati. E’ stata un’esperienza magica, ho provato delle emozioni quella sera che ancora mi porto addosso. E ho avuto la sensazione di essere nel posto giusto, nel momento giusto.

Q: E chi vinse la sfida?

FdG: Hengel Gualdi era tecnicamente superiore, ma Lucio Dalla aveva una genialità indiscussa.

Q: E poi che è successo?

FdG: Sia Hengel Gualdi che Lucio Dalla hanno fatto grandi complimenti e da lì sono iniziate importanti collaborazioni con entrambi. Ho accompagnato in vari tour Lucio con un quintetto d’archi, il New York Quintet, due violini, violoncello, viola e due contrabbassi.

Q: E uno dei due contrabbassisti eri tu?

FdG: Esattamente.

Q: Erano altri tempi, quelli. Esiste ancora quel mondo? Quel modo di fare musica?

FdG: Decisamente no. Quello era un tempo in cui andavi in un locale e incontravi i grandi musicisti, oltre Lucio Dalla, ricordo Guccini e molti altri. Si suonava, si ascoltava, si parlava, si beveva insieme. E si imparava, giorno per giorno. Si doveva studiare molto, ma quello che si otteneva era solido, duraturo. Comprese le amicizie.

Q: E adesso?

FdG: E adesso c’è Internet, ci sono i Talent, YouTube. Tutto è liquido, veloce. La carriera si gioca in pochi mesi, nei likes di un video o di una canzone. Nei pochi minuti dell’esibizione di un Talent. Ora ci sono i “McDonalds” della musica, dove si consuma tutto molto in fretta, tutto è “fast”. Quando ho iniziato io, c’erano invece le “Osterie” musicali. Noi ci sentivamo sempre artigiani, con un lungo lavoro quotidiano. Anche se facevi qualcosa di importante, l’approccio era sempre quello dell’artigiano. Ora no, c’è un altro ritmo, un altro pubblico, un altro modo di consumare la musica.

Q: Era meglio prima?

FdG: Onestamente non lo so. Non so se siamo cambiati in meglio o in peggio, questo lo deciderà il tempo. Fatto sta che tutto è cambiato.

Q: E i tuoi progetti per il futuro?

FdG: A gennaio partono due progetti interessanti. Uno è “Anima Antigua”, che incideremo a Genova. Si tratta di un lavoro di contaminazione tra esperienze musicali e linguistiche liguri, sarde e corse. Tra gli altri, suonerò con Armando Corsi, Farias, Roberta Alloisio, che è anche l’ideatrice del progetto. E poi inizieranno a Bologna le registrazioni de “Il Grande Freddo”, l’ultimo album di Claudio Lolli. Un progetto finanziato con il crowfunding, che sarà davvero di qualità straordinaria.

http://www.felicedelgaudio.it/

Intervista a cura di Pierpaolo Grezzi

3 Replies to “Tra Jazz e World. Intervista a Felice Del Gaudio”

  1. Ora ci sono i “McDonalds” della musica è decisamente una sintesi perfetta di quello che vorrebbero farci ascoltare. Grazie Felice, ho la fortuna di conoscerti e sei davvero un grande musicista.

  2. Felice, la tua anima del Sud la porti dentro, si sente, si percepisce, anche quando, a volte, dai l’impressione che tu l’abbia dimenticata chissà dove…!
    É anche questo che ti fa grande.
    Ma io sono di parte…!!!

  3. La musica di Felice del Gaudio per me è evocativa di stati d’animo e paesaggi antichi. Felice è un uomo che sa ascoltare e traduce in musica ogni vibrazione che coglie nel racconto di chi gli parla. Tutto per lui è stimolo: parole, suoni, immagini. Traduce la vita in musica!

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